La
necessità di abbandonare questo metodo di lavoro e di mettere in
atto un radicale cambiamento con la partecipazione attiva e
professionale dei rom è teoricamente condiviso a tutti i livelli, ma
nel concretizzare questo cambiamento gli ostacoli e le difficoltà
sono numerosi.
Negli
ultimi anni buona è stata la crescita di partecipazione attiva dei
rom e dei sinti impegnati in ambito sociale, culturale ed
associativo, ma NON E' visibile un miglioramento delle condizioni
delle nostre comunità, NON E' visibile la VOLONTA' di un radicale
cambiamento di metodo rispetto al passato.
Non
possiamo continuare a cercare responsabilità verso gli altri, ad
accusare altri.
La
responsabilità è nostra, è dei rom e dei sinti, in particolare è
dei leaders rom e sinti vecchi e nuovi.
I
leader rom e sinti, vecchi e nuovi, non cercano il radicale
cambiamento, timorosi di perdere la posizione autorefenziale
conquistata, non si interrogano sulle motivazioni del mancato seguito
della base rom e sinta.
I
leaders rom e sinti, vecchi e nuovi, sono interessati alle passerelle
istituzionali nella speranza di portare alla “propria casa”
qualche vantaggio, non sono interessati a promuovere politiche utili
alla collettività romaně. Aspettano “l'obolo” politico o
istituzionale e non sono interessati a cercare le soluzioni dentro le
comunità rom e sinte.
A
cosa serve un comandante senza l'esercito? Serve per fare battaglie
utili a se stesso.
L'iniziativa
che arriva dall'Abruzzo, dove un gran numero di famiglie rom si sono
attivate per avviare iniziative utili a tutta la comunità rom
abruzzese, senza elemosinare nulla alla politica ed alle istituzioni,
è un esempio importante che dovrebbe stimolare i leaders rom e
sinti, vecchi e nuovi.
Sono
visibili le difficoltà che impediscono il cambiamento, in
particolare:
utilizzo
della partecipazione attiva “come un mezzo” per obiettivi
personali e NON “come un fine” per cambiamenti collettivi
conflitto
di interessi per vantaggi personali e familiari
carenza
di una visione globale (locale e nazionale) della causa romani
carenza
di iniziative finalizzate al coinvolgimento attivo delle persone rom
personalismi
estremi ed autorefenzialità. Troppo protagonismo, troppe prime
donne che pensano solo a se stessi.
La
causa di queste difficoltà è da attribuire all'assenza di
professionalità, all'assenza di volontà ad impossessarsi delle
conoscenze e delle competenze necessarie per dare qualità e
credibilità al lavoro.
Molti
sono convinti che è sufficiente essere rom o sinto per “lavorare
bene” con le comunità rom e sinte; è certamente importante essere
rom o sinto, ma non è sufficiente per “lavorare bene”; come non
è sufficiente aver maturato esperienze nel passato, quel passato che
tanti danni ha provocato alla popolazione romaně.
Lavorare
bene significa ottenere risultati concreti che migliorano le
condizioni di vita delle famiglie rom e sinte in un determinato
territorio.
E'
convinzione diffusa che la
volontà sia la
condizione per svolgere qualsiasi lavoro.
E'
vero, per lavorare la volontà è necessaria, ma non è sufficiente
per “lavorare bene”.
Ho
la volontà di fare l'idraulico, per poterlo fare devo conoscere i
tubi, gli attrezzi di lavoro ed il loro utilizzo. Se non conosco
questi materiali ed attrezzi devo avere la volontà di impararli.
Ho
la volontà di fare il fornaio, per poterlo fare devo conoscere le
farine, la lievitazione e la panificazione. Se non conosco queste
materie prime ed i processi di lavorazione devo impararli.
Ho
una grande volontà di fare il mediatore culturale, per poterlo fare
devo conoscere sia gli argomenti legati a questa attività, sia il
metodo. Se non conosco argomenti e metodo devo impararli. E se ho
una poca strumentalità di base (lettura e scrittura) devo
acquisirla in modo adeguato per svolgere questa attività.
Una
regola valida per tutti i lavori è che gli obiettivi si raggiungono
quando si “lavora bene”.
Il
cambiamento per migliorare le condizioni di vita della popolazione
arriverà quando lo spessore professionale dei leaders rom e sinti,
vecchi e nuovi, permetterà loro di:
porre
al centro della loro azione una “riforma
morale, intellettuale e politica”
per dare dignità alla popolazione romaně e per una evoluzione
della cultura romaně
entrare
in osmosi con la causa romaně, avere una visione globale e
collettiva per avere un seguito della base rom e sinta.
Il
cambiamento arriverà quando la popolazione romaně saprà
riconoscere i propri leaders rom e sinti e dare a loro la forza
emotiva, professionale, politica e numerica.
Il
cambiamento sarà concreto quando saranno attivati progetti di
comunity welfare.